L’ultimo giorno di Febbraio coincide con la fine della settimana 17, tante (o poche..) sono quelle che mancano ormai alla Sellaronda Hero 2015…
Il tempo incalza, le settimane scorse non abbiamo potuto allenarci come avremmo voluto causa il maltempo e quindi oggi l’occasione è di quelle da non lasciarsi sfuggire. Presenti io, Mauro ed il nostro amico Eliano con la sua Merida Big Seven 27,5, graditissimo ospite che oggi e spero anche altre volte ci farà compagnia nei nostri allenamenti.

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Oggi decidiamo di macinare un pò di strada e come da indicazioni del Dott.Mandovani ci dedichiamo ad una seduta di allenamento che superi le 5 ore in bici, quindi indicativamente 100km. Appuntamento alle 9, Mauro arriva da Novate quindi ha già 10km in saccoccia.
Partiamo da Senago, meta la ciclabile dell’Adda fino ad Imbersago. Seguiamo la ciclabile del Villoresi fino a Monza, qui a causa dei continui lavori ed interruzioni che troviamo di vota in volta sul canale siamo costretti ad abbandonale la ciclabile e a buttarci su strada, alla volta di Trezzo passando per Vimercate e Bernareggio. Il ritmo è abbastanza sostenuto, le gambe girano bene anche se il sole oggi tarda ad uscire e la giornata rimane grigia e uggiosa ma la temperatura è ottimale per il nostro giro.

Arrivati a Trezzo ci attira subito un’insegna “ciambella e cappuccio a 2€” e dopo un rapidissimo consulto decidiamo si sperimentare!
Prima sosta quindi dove ci ricarichiamo di energie e approfittiamo per scambiarci i pareri sul percorso e Mauro per cercare di affinare la posizione in sella della sua nuova Torpando Nearco N oggi alla sua prima vera uscita ufficiale.
Rifocillati a dovere ripartiamo attraversando il centro di Trezzo per immetterci sulla ciclabile dell’Adda che finalemnte abbiamo raggiunto, non prima però di incontrare un carabiniere che dopo averci indicato la strada lancia un petardo che sembra quasi un candelotto di dinamite ed infatti il botto è di quelli da stadio.. annamo bene!!!

La ciclabile è uno spettacolo, l’Adda regala scorci di rara bellezza con acque trasparenti fino a diversi metri dalla superficie di un colore azzurro brillante. Incrociamo un sacco di gente che fa running, pescatori, cani a passeggio e famiglie. La giornata finalmente si apre e spunta il sole, ci fermiamo di tanto in tanto ad ammirare il paesaggio.

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La strada scorre veloce tra centrali elettriche dove pare che il tempo si sia fermato, dighe, il ponte di ferro San Michele di Paderno d’Adda con la sua maestosità a dominare la valle, di cui è doveroso qualche cenno storico:

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Costruito tra il 1887 e il 1889, è un ponte ad arco in ferro a traffico misto ferroviario-stradale che collega i paesi di Paderno e Calusco attraversando una gola del fiume Adda.
è formato da un’unica campata in travi di ferro da 150 metri di corda, che sostiene, tramite 7 piloni sempre in ferro, un’impalcatura a due livelli di percorribilità, il primo ferroviario e il secondo (6,3 metri più in alto) stradale.
La struttura è interamente chiodata e non fa uso di saldature: alla fine del XIX secolo, quando il ponte fu eretto, la tecnica della saldatura richiedeva impianti ancora troppo poco pratici per essere adoperati nei manufatti in opera, specie se di dimensioni così rilevanti e in posizioni poco agevoli. Le macchine portatili per la saldatura, soprattutto quelle a elettrodi, si sarebbero cominciate a diffondere solo pochi anni dopo e si sarebbero affermate solo con la prima guerra mondiale.
Nonostante tali limiti tecnici, il ponte risultò un’opera di ingegneria imponente per l’epoca, con 100.000 chiodi ribattuti che reggono le oltre 2.500 tonnellate della complessa struttura a maglie triangolari degli archi, dei piloni e dei due livelli percorribili. Il doppio arco da solo pesa oltre 1.320 tonnellate, mentre la travata principale raggiunge le 950 tonnellate e i piloni ammontano a 245 tonnellate.
Per le sue peculiarità tecniche, il ponte è considerato un capolavoro di archeologia industriale italiana, nonché una delle più notevoli strutture realizzate dall’ingegneria ottocentesca. Esso si trova a poca distanza da altri due impianti di grande rilevanza: le centrali idroelettriche Esterle e Bertini.
La rilevanza del ponte San Michele dal punto di vista storico è paragonabile a quella della Torre Eiffel, eretta esattamente negli stessi anni e con le stesse tecnologie. Entrambe le strutture all’epoca della costruzione divennero il simbolo del trionfo industriale per i rispettivi paesi.

Maciniamo strada, il fondo è buono, secco e asciutto tranne in alcuni tratti dove troviamo delle pozzanghere. Ho modo di testare a dovere la mie gomme Vredstein Black Panther che si rivelano delle ottime “tuttofare”, molto scorrevoli e di gran tenuta. La strada è molto piacevole da percorrere e ci fermiamo di tanto in tanto per ammirare tutto il sistema di chiuse e canali che caratterizza il percorso.

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chiuse e canali

Arriviamo ad Imbersago dove troviamo il famoso battello di Leonardo

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Il Traghetto di Leonardo è un particolare tipo di traghetto a mano che prende il nome dal suo presunto inventore, Leonardo da Vinci. L’unico esemplare tuttora funzionante unisce i moli di Imbersago (Lecco) e Villa d’Adda (Bergamo).
Tra le due sponde del fiume è stato teso un cavo d’acciaio, a cui è affrancato il traghetto. Il traghetto trae il movimento dalla corrente del fiume, rendendo inutile l’uso di un motore. L’esemplare tuttora in funzione permette di portare fino a 100 persone e 5 automobili, grazie alla superficie di 60mq, e viene fatto funzionare da una sola persona. Il manovratore opera su un timone per orientare il traghetto mentre, con l’uso di un bastone in ferro, agisce sul cavo d’acciaio dando la spinta iniziale.

Non appena i due scafi si trovano in posizione obliqua, la corrente ne permette la traversata.

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Papa Giovanni XXIII, durante i suoi molteplici pellegrinaggi per raggiungere il Santuario della Madonna del Bosco, era solito transitare sul traghetto. Ormai da anni l’amministrazione locale di Imbersago ha fatto collocare una lapide in marmo per ricordarne i passaggi

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Arrivati ad Imbersago riprendiamo la strada verso casa non prima però di farci spaccare le gambe da un tratto di salita ripidissimo su ciottolato che per un attimo ci fa tornare in mente un assaggio di quanto troveremo sulle Dolomiti, qui in versione “soft” ovviamente..

Riprendiamo quindi il percorso in direzione Merate per poi ripassare da Bernareggio, Vimercate, Monza da qui imbocchiamo nuovamente la ciclabile del Villoresi che ci riporta al punto di partenza.

Il contachilometri segna 98,5, (per Mauro alla fine saranno 120!) siamo soddisfatti! Per Eliano è il giro più lungo fino ad oggi e devo dire che si è comportato alla grande, è dei nostri! Le gambe stanno bene, il fiato anche, lo spinning e l’allenamento in palestra sicuramente hanno contribuito a raggiungere una certa condizione che da adesso in avanti sarà la base su cui lavorare per i prossimi step.

A settimana prossima con nuove avventure! Stay Tuned

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