da dove cominciare.. sono talmente tante le emozioni di questi giorni che difficilmente si possono trovare delle parole che le racchiudano tutte, che solo minimamente rendano l’idea, che facciano anche solo intuire a chi legge cosa possa essere stato affrontare un’avventura come il Sellaronda Hero 2015..

Scrivo oggi, dopo qualche giorno, proprio perché ho avuto bisogno di tempo per riordinare le idee, per mettere ordine nel turbine di emozioni di questi giorni.

ci provo.. vi racconto la mia

è giovedi mattina. Mancano ormai tre giorni alla gara e io ho deciso di prendermi anche il giovedì per arrivare con calma a Selva di Val Gardena per ambientarmi, fare le cose con calma, guardarmi intorno, entrare nello spirito dell’evento. Paolo e Mauro partiranno nel pomeriggio mentre Armando ci raggiungerà direttamente sul posto, proveniente dalle sue vacanze in Croazia.

La strada scorre veloce, poco traffico, mentalmente ripercorro tutte le cose che mi sono portato dietro, probabilmente più di quanto basti per fare la Cape Epic ma sicuramente avrò dimenticato qualcosa di essenziale ma che al momento ovviamente mi sfugge.. Il tempo è bellissimo, fa caldo, il cd che suona è un mix di Ac/Dc e Metallica, ho bisogno di “carica”.

Man mano che mi avvicino inizio a vedere macchine cariche di biciclette, camper, furgoni. In macchina vedo la gente che discute, parleranno della gara immagino, ognuno la vive a modo suo. Chi l’ha già fatta sa quali sono i punti critici e dispensa consigli e strategie, chi come me la affronta per la prima volta invece è una spugna che cerca di assorbire quante più informazioni possibili per cercare di arrivare pronto all’evento.

Uscito alla seconda di Bolzano mi dirigo verso Selva e l’ambiente inizia a colorarsi di “hero”. Cartelli, striscioni, tutto richiama all’evento e l’adrenalina inizia già a salire.

cartelli

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Arrivo a S.Cristina, paese prima di Selva dove abbiamo l’albergo e scarico armi e bagagli. Il paesaggio è bellissimo!

albergo hero

Il garage ispira poco in quanto è aperto tutto il giorno quindi poche storie e la bici sale in camera con me.

bici in camera

Mi precipito a Selva dove ho appuntamento con Armando, lo trovo fresco e abbronzatissimo, di rientro dalle vacanze in Croazia. L’ambiente intorno a noi profuma di evento, l’atmosfera è carica, ci sono migliaia di bici di ogni tipo, dalle più scassate ai gioielli topo di gamma di qualsiasi casa, stand di produttori, gazebo che vendono prodotti di settore, riviste, il programma dell’evento, è tutto fantastico!

Passiamo a trovare i ragazzi della Torpado, sempre gentilissimi e disponibili, salutiamo Yader Zoli e la campionessa italiana Daniela Veronesi, già carica e pronta alla battaglia

Zoli e Veronesi

Giriamo tutti gli stand, recupero dépliant, gadget, adesivi, barrette e finalmente ci sediamo al bar, davanti due Weiss ghiacciate, ci rilassiamo e ci godiamo lo spettacolo. Inizia a farsi sentire un pò la stanchezza del viaggio, un’altra passeggiata tra negozi e stand e saluto Armando x tornare in albergo dove poco dopo crollo e vengo svegliato dalla telefonata di Mauro e Paolo che nel frattempo sono arrivati. Sono quasi le 20, disfatti armi e bagagli anche per loro e ci precipitiamo a cena dove ci attendono Armando e la moglie, stasera si va di pizza.

Il giorno seguente ci svegliamo di buon ora per fare colazione e poi subito giù a Selva a ritirare il pacco gara

start here

pacchi gara

devo dire bel pacco gara con la bellissima maglia Gore personalizzata per l’evento, il cuscino commemorativo imbottito di trucioli di Cimbro, tipico del posto, e tutta una serie di prodotti che vanno dalle barretta ai prodotti locali. Iscrizione più cara degli altri anni ma il pacco gara è consistente e poi non dimentichiamoci che è il campionato del mondo..

Lasciamo i pacchi gara in macchina e con le nostre bici andiamo in ricognizione per vedere quantomeno come sarà la partenza, passiamo il viale centrale e imbocchiamo la rampa di asfalto che ci porterà al Dantercepies. Devo dire non male già da subito come pendenza! Testiamo velocemente pressione delle gomme e posizione in sella, facciamo giusto qualche chilometro per non rischiare affaticamenti ma sento una buona sensazione, le gambe girano bene e non sento dolori o indolenzimenti, la cosa mi piace. Sono 3 settimane che non salgo in bici, causa impegni ho dovuto saltare gli ultimi allenamenti ma potrebbe ribaltarsi a mio favore la cosa, il riposo potrebbe essere stato positivo.

La giornata scorre via veloce poi tra passeggiate in centro e relax in albergo e io approfitto della bella giornata per prendere un pò di sole sulla sdraio con vista dolomiti. Il tempo.. a proposito.. per tutta settimana si sono rincorse voci di possibili temporali, al momento sembrerebbe buono in partenza con buone possibilità di guastarsi nel primo pomeriggio.. e mai previsione fu più azzeccata infatti.. il dubbio del giorno è se partire con lo zaino o meno, visto il tempo troppo incerto decidiamo di portarlo approfittando per infilarci dentro un cambio asciutto e la mantellina anti-pioggia

Prima di rientrare in albergo passiamo davanti a quella che sarebbe l’ultima discesa, sognando di percorrerla in qualche maniera anche con il buio se necessario, ma di farcela.. qualcuno sta provando l’arrivo

ultima discesa

una breve sosta davanti all’arrivo che nel frattempo l’efficientissima organizzazione sta ultimando di allestire..

arrivo

..e poi via in albergo a dormire in una Selva che pian piano si svuota velocemente a differenza degli altri giorni.. tutti cercano di riposare, di concentrarsi, tutti sognano di percorrere quell’ultima discesa e ultimare questa sfida.. pian piano cala il silenzio e scende la notte.. buonanotte eroi

Heroe's night

sveglia alle 6 per fare colazione, decidiamo di arrivare alla partenza in bici percorrendo la pista ciclabile in costa al paese. Si inizia a sentire un pò di tensione ed infatti Paolo bardato di tutto punto si dimentica prima le scarpe e poche centinaia di metri dopo anche il cardio, io e Mauro proseguiamo pian piano per poi ricongiungerci sulla nostra griglia, la 15, dove troviamo Armando ad aspettarci.

griglia 15

Devo dire che le nostre maglie bi.bike fanno la loro sporchissima figura, non se ne vedono di più belle, siamo soddisfatti, carichi e pronti, la sfida ormai è li davanti a noi e noi siamo qui, pronti a raccoglierla e a gettarci oltre l’ostacolo.

heroes

heroes selfie

ore 8.50 precise, si parte!

Come visto il giorno precedente dopo nemmeno 300mt la strada asfaltata inizia già a salire, la pendenza in quello che dovrebbe essere il tratto di riscaldamento è già al 12% ed infatti sarà una delle più dolci di tutto il percorso.. si arriva sullo sterrato del Dantercepies e qui non si scherza più. La pendenza si fa subito seria, il fondo è scivoloso causa brecciolino e non sono poche le persone che cadono praticamente quasi da fermi già a questo punto. Vediamo purtroppo una persona che ha già forato intenta a sosituire la camera d’aria, io sono concentratissimo e cerco di tenere un’andatura regolare che mi permetta di salire senza straziarmi le gambe. Il Dantercepies picchia subito duro, non sono poche le persone che scendono a spingere la bici

dantercepies

Salgo costante, arrivo a scollinare dopo quasi un’ora di salita ma fresco, tutto gira ancora a dovere, del resto sarebbe preoccupante se non fosse così, manca ancora un’eternità.. Mauro ha già preso qualche minuto di vantaggio, Paolo e Armando li ho persi ma so che sono li vicino.
Arrivo in cima dove trovo dei ragazzini che bardati di tutto punto mi incitano chiamandomi per nome e questa piccola cosa mi carica, mi sento fresco, giù in discesa verso val Badia su una pista veloce se non fosse per i frequenti tappi e ingorghi che si trovano lungo il percorso. Si approfitta di questi momenti per fare quattro chiacchiere e conoscere i compagni di avventura, fortunatamente sono pochi gli invasati che sorpassano, del resto siamo quasi gli ultimi, griglia 15, dove vogliono andare..

verso val badia

Arrivati a Corvara si imbocca la salita del Pralongia, anche questa sterrato srucciolevole con parecchi strappi belli tosti, io cerco di stare in sella il più possibile e anche questa salita scorre via relativamente senza grossi danni, mi sento ancora bene, nessun dolore, la mia gara inizia qui mi dico.. guardo l’orologio e vedo che ho oltre mezz’ora di vantaggio sul tempo limite del primo cancello, ne approfitto per fermarmi al ristoro dove mangio e mi faccio riempire la borraccia. Per ora tutto ok. Per strada centinaia le borracce perse dai vari concorrenti. Noi con i nostri portaborraccia RaceOne mai un problema, la presa in gel era saldissima e nessuno di noi ne ha persa una. Davvero un’ottima soluzione e l’abbiamo apprezzata quando più ci è servita!

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Si alternano salite a discese divertentissime dove però occorre essere sempre concentrati, niente può essere lasciato al caso

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Arrivati ad Arabba inizio a vedere i cartelli di quello che sarebbe stata la parte più drammatica del percorso, la mitica salita dell’Ornella!!!

Qui mi metto il cuore in pace, pendenza 27%, si arriva anche oltre il 30% in alcuni punti. Lo sapevo. Scendo dalla bici e inizio a spingere. Sono le 13, so che ne avrò per almeno un’ora. Sono circa 2,5 km
Da qui inizia una mesta processione verso la cima, tutti in silenzio a testa bassa a spingere, non ho visto una sola persona tentare la scalata.
La mia massima ammirazione va ad un ragazzo con la fat bike, chissà a che ora è partito mi chiedo per essere qui adesso con quel mezzo pesante..
in aggiunta, come se non bastasse.. inizia a piovere!

cerco di tener sempre presente il programma che mi sono dato ovvero bere un sorso ogni 15 minuti e mangiare qualcosa ogni 45, credo che abbia funzionato perché non avuto grossi problemi di crampi ne crisi si zuccheri o fame. X la prima parte di gara ho preferito i cibi soliti (barretta, panino..) mentre ho tenuto i gel per la seconda parte. Ho perso il numero delle banane e che mi sono mangiato ai vari ristori, colgo l’occasione per fare i complimenti all’organizzazione e ai ragazzi che ci lavoravano dentro, da questo punto di vista non mi è mai mancato niente e se il tempo fosse stato dalla nostra avrei potuto anche non portare lo zaino.

Scollinato all’Ornella dopo mille imprecazioni, prendo la discesa verso il Pordoi e cerco di riprendermi un pò dalla fatica

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la prima parte di discesa è bella e divertente mentre alla fine diventa quasi da downhill con pezzi scassatissimi, gradoni, radici e chi più ne ha più ne metta, come se non bastasse il fondo bagnato complica le cose. Praticamente tutti sono costretti a scendere e a percorre questo tratto a piedi, solo qualche temerario con la full ci prova. Arrivo in fondo in qualche maniera e passo il cancello.
Mi fermo anche qui al ristoro a fare il pieno e questa volta trovo uno str**** che anzichè incitare scoraggia i partecipanti nel proseguire dicendo che era già tanto arrivare qui, che la valle del Duron sarebbe stata drammatica e lunghissima.. questi discorsi mi spiazzano un attimo, pensavo di esserci dentro alla grande ma non gliela voglio dare vinta, butto giù l’ennesima banana e riparto in vista dell’ultimo cancello, passato il quale mi aspetta solo l’arrivo.. penso. Non sono gli altri che mi devono dire dove posso arrivare ma sono io che devo crederci, sono arrivato fin qui e ce la posso fare. Qui o si svolta o ci si ferma ho pensato. E’ questo il momento in cui bisogna andare oltre la fatica. C’è un anno dietro questo momento, un anno di sacrifici, di allenamento e fatica. Non posso arrivare qui e mollare, non esiste. O mi ferma qualcuno o in qualche modo io arrivo penso. Non è facile riprendere ma se fosse facile arriverebbero tutti penso.. è l’obiettivo di quest’anno, ce la devo fare. La voglia di fermarsi c’è ma ho ancora io il controllo, non cedo. Monto in sella e riparto, testa bassa. Devo riuscire ad arrivare al cancello prima del tempo limite, non devo dargliela vinta.

La strada è lunga e non molla, passo i 60km indicati e sono al limite, non vedo cancelli, il tempo scorre.. sono le 17.. un’ultimo sforzo ma niente, non vedo cancelli.. il tempo passa.. sono le 17.10 ormai.. le 17.15 e ancora niente..
incrocio un ragazzo dell’organizzazione e gli chiedo a questo punto quanto manca al cancello, mi sento di aver dato il massimo, peccato.. e invece sorpresa! mi dice che l’ultimo cancello l’ho passato da un pezzo! ero talmente preso nella foga di arrivare che non l’ho nemmeno visto! Adesso davanti a me l’ultima salita e poi è finita, mi dico.. mi ricordo le parole di Mauro “fatto il Duron ha finito..” questo mi da un pò di carica, manca ancora un sacco di strada all’arrivo, basta guardare il contachilometri, cerco di raschiare il fondo cercando delle energie dove ormai non ce ne sono più..

Il Duron (mai nome fu più azzeccato..) è di una rara bellezza ma picchia forte. Qualsiasi pendenza che passi il 10% ormai ti costringe quasi a scendere, si fa fatica, parecchia fatica.. ma è l’ultima penso.. e vado avanti
il paesaggio che si staglia davanti a me è di quelli che in parte valgono tutta questa fatica

duron

un passo alla volta, piano piano, concentrandomi su qualsiasi cosa che andasse bene per distrarmi e non farmi sentire la fatica, riesco a scollinare. Il cartello del passo Duron è una liberazione, ci sono. Penso ancora alle parole di Mauro “fatto il Duron ormai è fatta..” ma de che?? ma quando??

scendo che ho un freddo boia, le mani bagnate e infreddolite nonostante abbia messo sotto i guanti in lattice non aiutano e la discesa può diventare pericolosa, cerco bene le traiettorie anche perché proprio a causa del freddo non riesco troppo a frenare, e qui anche il dito della mano destra lussato non aiuta.. ma almeno non pedalo mi dico.. macino strada e ne manca sempre meno all’arrivo..

Arrivo al monte Pana e crisi, non riesco a spingere in salita, le gambe fanno fatica a girare. Scendo spesso dalla bici, i pochi compagni che trovo sul percorso fanno altrettanto e questo in qualche maniera mi rincuora. Non appena la strada si fa un pò più dolce cerco di risalire in sella ma è dura, questa salita sono solo 3km e circa 300mt di dislivello, una salita che chunque si berrebbe in un fiato in condizioni normali ma non qui, non dopo oltre 70km e 3700mt di dislivello.. sofferenza, una metro alla volta anche qui e finalmente scollino anche questa.
Guardo l’orologio e sono le 19, mancano 15 minuti al tempo limite per l’arrivo a Selva e io ho 15 chilometri di discesa e falso piano da fare.
Non importa, il tempo non è mai stato un problema, è la mia prima sellaronda e solo la sera prima il pensiero di finirla sarebbe stato un sogno!
Adesso ci sono, devo solo scendere. E’ li tutto a portata di mano. Incontro tre ragazzi toscani mentre accendo la gopro per l’ultimo tratto, indosso la mantellina e poi giù a cannone verso Selva!

Ragazzi non ci posso credere, ce l’ho fatta! Ho domato la mia prima Hero! lo speaker ormai ha messo le gambe sotto al tavolo nel momento in cui arrivo io, sono circa le 19,45. L’emozione di fare l’ultima discesa è indescrivibile, quella in cui solo la sera prima ho sognato di transitare.

Arrivo sull’asfalto e sento gente che mi dice bravo, che mi batte le mani. Tanta gente! tutti si girano per un sorriso, un battito di mani, un incitamento. E poi sull’arrivo la sorpresa più grande, Mauro Paolo e Armando che mi aspettano per far festa!
Fantastico, non ci potevo credere, non i sembrava vero, non mi rendevo conto, non mi ricordavo un tubo del percorso appena fatto, emozione pazzesca!

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Mauro è arrivato prima di me ma purtroppo 5 minuti dopo la chiusura del cancello, nonostante abbia rotto il cambio e sia dovuto andare addirittura dal meccanico durante la gara a farselo sistemare, grandissimo! l’avrebbe chiusa ad occhi chiusi entro il tempo però senza questo contrattempo.
Paolo ed Armando hanno dovuto cedere al Pordoi ma sono stati grandissimi, Paolo con pochissimo allenamento ha fatto un’impresa impensabile, Armando come sempre un mito!
Io per mezz’ora sono fuori classifica, purtroppo partendo alle 8.50 ci siamo ritrovati davanti persone che hanno impiegato più tempo di noi ma che sono classificati, questa è una cosa che secondo noi non è corretta, tutti avrebbero dovuto avere lo stesso tempo.

Ma non importa, ce l’ho fatta! L’obiettivo era finirla. E l’ho finita. Siamo tutti qui adesso, nessuno si è fatto male, siamo tutti eroi!

Il primo pensiero una volta terminata per tutti è stato: “MAI PIU’!” vista l’immane fatica e i lunghi tratti che abbiamo dovuto percorrere a piedi.. ma già dalla sera stessa un pensiero ci accarezzava.. rilanciare la sfida per cercare di arrivare entro i tempi questa volta, tutti quanti.
Paolo si sente in debito, la vuole finire, io Mauro rilanciamo la sfida. C’è tempo, adesso sappiamo cosa aspettarci. Possiamo fare una preparazione più specifica. Ma questo è un altro discorso.. vedremo
Adesso c’è da godersi il momento!!!

Colgo l’occasione per ringraziare nuovamente chi ci ha sostenuto come Torpado, RaceOne, NRC occhiali, +Watt, Bi.Bike, il dott.Mantovani di Nuovadimensione Sport e Probikehop!

e un grazie alla mia grandissima Torpado Nearco S che è stata superlativa, mai un problema, mai un’esitazione, mezzo perfetto! il limite ero io!
nearco lato nearco front

e cosa ancora più bella.. all’arrivo a casa trovo questa sorpresa!

striscione hero casa

Appuntamento alla prossima!

mi sento di congedarmi con un pensiero che è stato il mio mantra durante tutta questa avventura.

Nello sport, così come nel lavoro e nella vita di tutti i giorni..

mantra

A proposito dell'autore

4 Risposte

  1. prof

    Sono il “Prof” da Trieste.
    Vedo che non sono riuscito a spaventarVi con il mio racconto. Temerari e fortunati.
    Complimenti per la Vostra prova…perché ognuno di noi/voi ha “vinto” qualcosa da questa esperienza.
    Alla prossima…..

    Rispondi
    • Mirko

      Grandissimo Prof! Il tuo racconto è stato bellissimo, lo abbiamo letto e riletto più volte con piacere perché hai proprio saputo trasmetterci lo spirito dell’evento, cosa che poi abbiamo rivissuto sulla nostra pelle ricordando le tue parole. Ci si vede in quel di Trieste allora prima o poi, per organizzare qualche giro 🙂 a presto

      Rispondi
  2. Medioman

    Congratulazioni per la vostra Hero!
    Ritirarsi od arrivare dopo il tempo massimo non ha alcuna importanza, vale lo spirito e la determinazione che vi ha portato ad esserci a questa massacrante gara.
    Vi aspettiamo a Trieste e dintorni, quando avrete voglia di un giro con i MIB…

    Rispondi
    • Mirko

      Grazie Medioman
      per il tuo commento e per l’invito.
      Molto volentieri, non mancheremo di certo!

      a presto 🙂

      Rispondi

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