continua il nostro viaggio tra i racconti di chi c’è già passato, oggi è il turno di..

MARCO CORTI
Vi racconto la mia Sellaronda Hero

Una gara sofferta ma entusiasmante tra le Dolomiti in mtb, lungo i tracciati che in inverno portano gli sciatori a coprire il giro del gruppo del Sella, attraverso quattro passi. E una certezza: l’anno prossimo si fa la versione lunga!

Chissà cosa mi ha spinto la notte del 23 ottobre 2013 ad iscrivermi alla Sellaronda Hero 2014. Ricordo che avevo visto l’ edizione 2012 in piazza Nives a Selva di Valgardena. Non immaginavo che solo un paio di anni dopo avrei partecipato. Oggi sono qui! La griglia è la 13, l’ ultima. Ho dimenticato di chiedere l’ assegnazione alla categoria tesserati, nonostante sia iscritto a MTB Milano Trail Bike da qualche mese, e perciò parto in fondo.

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La giornata è stupenda, l’ aria è fresca. Davanti a me una marea umana multicolore con biciclette super professionali avanza fino alla linea di partenza. Griglia 11: via ! Griglia 12: via! Griglia 13: via ! Con l’ amico Fabio ci scambiamo il classico: ” In bocca al lupo !” durante le prime pedalate. Siamo nel gruppo, sembra una cicloturistica, dalla quantità di persone accalcate. Nemmeno il tempo di pensare, e inizia la prima salita. Sfioriamo la stazione di partenza della cabinovia Dantercepies e il serpentone già si allunga e si assottiglia.

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Siamo all’ inizio, c’è ancora tempo per scambiare qualche battuta. La sterrata che porta in cima alla cabinovia del Dantercepies mette già a dura prova i partecipanti. Le prime imprecazioni sulle pendenze più marcate non si fanno attendere, ma si continua sbuffando. Alcuni bikers sulla rampa più dura sotto il rifugio Panorama già spingono la bici mentre li supero di buon passo. Avevo percorso la prima parte della ” Hero” per allenarmi e l’ avevo trovata molto più impegnativa. Sarà il gruppo, sarà il bel tempo, ma oggi mi sembra scivolare sotto le ruote e già mi ritrovo in cima alla Dantercepies, dove inizia la discesa per Corvara.

Strada sterrata, sentiero, pista da sci sotto il ponte della statale, e via veloci verso Colfosco. A causa di una recente frana il percorso è stato leggermente modificato e si scende su un nuovo single track attraverso il bosco, si risale verso l’ hotel di Robert Erlacher, e poi via di nuovo a tutta birra verso Corvara, dove si giunge in un batter d’ occhio. Posto di ristoro e assistenza meccanica, ” Che organizzazione! “, mi dico mentre passo nell’area riservata allo scopo e proseguo verso la seconda salita, che mi porterà alla stazione a monte della seggiovia Arlara.

La strada asfaltata che conduce all’inizio dello sterrato impegna i partecipanti, e la successiva salita tutta su strada sterrata è fonte di selezione tra le fila degli impavidi aspiranti eroi. L’ ultima parte, un vero muro, fa capitolare molte persone che la completano a piedi spingendo le bici. Giunti alla sommità dell’ ascesa, c’è tempo di fiatare con un paio di discesine che introducono ad una discesa su sterrato veloce ed impegnativa. Qualche tornante, rettilineo, non manca nemmeno una parabolica su prato e già si è costretti a pedalare con rapporti corti in quanto ci si trova immediatamente proiettati verso la salita che porterà a Piz Sorega e alla zona del Pralongià.

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Con non poche difficoltà, intanto cresce il numero dei ciclisti impegnati a spingere a piedi la bici più che a pedalare, si arriva nello spazio aperto che corre tra Piz Sorega e il Pralongià: c’è tempo per godersi il panorama percorrendo saliscendi entusiasmanti e mai impegnativi. Via verso il rifugio Marmotta e poi di nuovo in single track fino ad attraversare una delle piste che scende da Monte Cherz verso il Passo Campolongo. Ci si immette nella strada statale a qualche centinaio di metri dal passo e, superato lo stesso, un segnalatore ci indirizza verso un nuovo single track impegnativo che ci conduce verso Arabba ma…dopo un paio di traversi sul prato troviamo una coda di bikers che attende il proprio turno per rimontare in bicicletta e riprendere la discesa verso la località veneta.

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Ciclisti che aspettano sorseggiando dalla borraccia e discutono, due ragazze attendono al sole il loro turno, bikers che pur di non aspettare attraversano il bosco, guadano il torrente, rimontano bici in spalla la parte opposta della valletta e sfrecciano in discesa. Arrivo ad Arabba alle 12,40 in orario come da tabella. Riempio le borracce al punto di ristoro, mangio un paio di banane, una barretta e via, lesto, verso verso il Pordoi. I corridori si fanno sempre più radi, la fatica si sente e forse il tempo passato al ristoro di Arabba è stato troppo lungo per alcuni… dopo un chilometro o poco più, si rientra nella statale che porta al Pordoi. La pedalata torna ad essere armonica, c’è tempo di scambiare qualche frase di incoraggiamento con chi ti affianca, prima di ripartire su sterrata verso il lungo traverso che ci indirizzerà al Passo Pordoi.

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La salita su sterrato è dura, si soffre, si continua incitandosi a vicenda. Si percorrono decine, centinaia di metri fino al luogo in cui la Hero ” Lunga ” si congiunge a quella ” Corta”, e con la quale si condividerà lo stesso percorso per qualche chilometro. Ma, ahimè, all’ orizzonte orde di bikers in fila si accalcano sul single track che si dirige verso il Passo. Tempo per chiacchierare, rifiatare, fotografare la maestosità del Gruppo del Pordoi davanti a noi, e pian piano ci si rimette in sella per guadagnare il Passo.

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Di nuovo discesa! Hotel Gonzaga, statale, curva secca a destra, cantoniera: single track tecnico, a volte ripido, a volte una strada con sassi e ghiaia, subito dopo è una stradina sterrata nelle radure del bosco. Si scende, si percorre a piedi qualche decina di metri su sentiero ripidissimo, con radici e sassi, e poi nuovamente in sella. Pian degli Schiavaneis: ristoro. Si fa il pieno di energie per l’ultima salita verso il Passo Sella. Via di nuovo nel bosco, altra discesa, e in un lampo si è al Lupo Bianco dove i due percorsi si dividono. Il ” Lungo” a sinistra verso Canazei, il ” Corto ” a destra subito in salita. Un’ altra sterrata. Si capisce subito che si dovrà soffrire ancora, per qualche chilometro.

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I bikers fanno gran parte di questo ultimo sforzo spingendo le bici. Le soste sono sempre più frequenti. Con un ultimo sforzo, dopo un tratto sterrato in falsopiano si giunge al rifugio Valentini. La vista sulla Valgardena fa trovare energie nascoste. La città dei Sassi, percorsa in senso contrario alla direzione ” invernale ” , fa illuminare la spia della riserva ma manca così poco al Rifugio Comici, lo si intravede, ed è solo questione di ” testa” arrivarci.

Eccolo! Ormai si deve solo di fare attenzione in discesa. La Hero è a portata di mano. Si scende sulla pista verso il Monte Pana, alcune volte erbosa e a tratti con sassi. Si rientra nel bosco per un single track, da sinistra arrivano quelli forti, i bikers che hanno sfidato la Hero “Lunga”. Oltrepassiamo la Sasslong, proprio sotto le Gobbe del Cammello: ricordi invernali si sovrappongono alla fatica. Si va avanti. Discesa, verso il maneggio, stradina nel bosco. Le persone ai lati applaudono, sportività al top. Tutti salutano, incitano, ti comunicano la distanza dal traguardo. Senti la folla festante, lo speaker che scandisce i numeri al traguardo.

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Ultimo tornantino. Asfalto. Davanti a noi il traguardo, il pubblico, la festa! La scritta “You are a Hero!” campeggia sopra la nostra testa mentre attraversiamo l’ultima fotocellula. Scatta il tempo, ti fanno i complimenti tutti! Persone che non conosci, ciclisti e spettatori che con te hanno condiviso la fatica o lo spettacolo. Ti fai strada tra le altre bici, a piedi, e vedi gli amici che ti aspettano. Un abbraccio, un ” Bravo”, un bacio, la classica pacca sulla spalla, le battute non mancano! Portiamo a casa la Sellaronda Hero con il ricordo di una giornata meravigliosa, entusiasmante, sofferta e perciò ancora più bella. Nemmeno il tempo di rientrare a casa, e il pensiero già si fa strada, prepotente: “L’anno prossimo facciamo la Lunga!”.

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