Andare in bicicletta sulle piste ciclabili dei dintorni di Milano: detta così non sembra un’avventura particolarmente affascinante.
E invece in vista dell’Expo, l’Esposizione Universale dedicata al tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, il capoluogo lombardo si sta attrezzando con numerosi percorsi per un turismo sostenibile, ecologico e attento alle realtà locali: per esempio il giro delle 30 cascine milanesi, o la ciclovia del canale Villoresi, importante via d’acqua e canale d’irrigazione sviluppato nel corso del XIX secolo, che ha origine dal Ticino e corre per circa 60 km orizzontalmente da ovest a est nell’alta pianura di Milano per confluire poi nel naviglio Martesana e quindi nell’Adda. Nella gallery sono descritti i tratti da Castano Primo a Monza e poi ancora fino a Groppello d’Adda, innestandosi nella ciclabile della Martesana.

Anche noi utilizziamo questo percorso di tanto in tanto per i nostri allenamenti, quando si è in “scarico” e si ha voglia di pedalare leggeri immersi in un paesaggio affascinante.

Andiamo a vedere di cosa si tratta

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Credits: FlickrCC Luca Terzaroli

È a breve distanza dalla stazione di Castano Primo (ab. 10.903), lungo via IV Novembre, che noi incontriamo il Canale Villoresi. Prima di seguirlo però vale la pena gettare uno sguardo a questo abitato per la sua singolare conformazione urbanistica, con una sorta di strada-piazza (piazza Mazzini) sulla quale affacciano due chiese, le case e le istituzioni pubbliche. L’edificio di maggior rilievo è poco più distante, in via Roma: la Villa Nuño de Portugal, dal nome del generale che nel 1717 ebbe il feudo di Castano dall’imperatore Carlo VI.

Il canale aggira a nord l’abitato e si protende nella direzione di levante accompagnato da una cortina di alberi e dal percorso d’alzaia, sterrato, qui non ancora attrezzato a ciclabile. Ben presto si tocca l’aperta campagna e si notano, sulla destra, le varie “bocche” che rilasciano misurate quantità di acqua per gli usi agricoli. Da una paratoia, mossa da una lunga vite verticale che alza e abbassa una saracinesca, una certa quantità d’acqua sottopassa il nostro percorso e sgorga al piede dell’alzaia in una lunga e rettangolare vasca di decantazione, per poi uscire in due, tre, anche quattro direzioni diverse. Ogni bocca è indicata da una sigla che in genere si riferisce al Comune verso cui l’acqua è diretta. Sono luoghi ombrosi e refrigeranti – non a caso molte delle aree di sosta sono in corrispondenza delle bocche – per il costante moto dell’acqua.

Si transita accanto al paese di Buscate (ab. 4758, km 4), mantenendo costante la direzione lungo il canale. Ora la traccia si riduce a un esile sentiero, un po’ sconnesso ma pedalabile. Facile constatare come siano diverse le colture lungo le due sponde del canale: a nord, dove l’acqua non arriva, prevalgono il frumento, l’orzo, l’erba medica; a sud, invece, il mais e qualche prato a fieno.
Ad Arconate (ab. 6406, km 6,7), presso una chiusa e un casello di guardia del canale, ci accorgiamo che alle nostre spalle eravamo guardati da un benigno padre montano, il Monte Rosa, che, ammantato di neve, emerge sui più bassi rilievi prealpini. Da qui in avanti il percorso si presenta più agevole e confortato dalla segnaletica della Provincia di Milano, un esempio di funzionalità nel suo genere.

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Credits: Ediciclo

Oltre alle “bocche” ci sono altri curiosi congegni idraulici, come, per esempio, i “tomboni”, ovvero i condotti che consentono ai corsi d’acqua che seguono il naturale deflusso da nord a sud, lungo la debole pendenza della pianura, di sottopassare il canale senza confonderne le acque. Ne vedremo, vicino a Nerviano, nel caso dell’Olona, e a Paderno Dugnano nel caso del Seveso e in quelli minori del Bozzente e del Lura, corsi di scarsa portata che non hanno mai recato beneficio alle campagne.

L’acqua rallenta gradualmente la sua velocità stante la difficoltà del Villoresi di mantenere una debolissima pendenza in senso diverso dall’inclinazione naturale della pianura. Eugenio Villoresi (1810-1879) spese gran parte della sua vita attorno al progetto ed ebbe non pochi detrattori. Alla fine il canale portò il suo nome, ma non riuscì a vederne il compimento: si spense ancor prima dell’inizio dei lavori.

Fra Busto Garolfo e Parabiago, la ciclabile attraversa il Parco del Roccolo, un’area verde istituita nel 2007 su 1609 ettari di alta pianura, ricavata tra le frange edificate di questi e di altri comuni vicini. Si osservano un lembo superstite della pianura resa irrigua dal canale, i campi, le macchie di robinia, di ciliegio tardivo e di quercia rossa (specie introdotte dall’America nel corso degli ultimi due secoli), le siepi, i filari che corrono lungo i condotti secondari. Fra questi il “canale secondario” di Corbetta che si dirama alle “quattro bocche” di Busto Garolfo, un luogo evocativo delle funzioni irrigue e piacevole per il contorno di vegetazione e la piccola area di sosta. Il tratto di ciclabile all’interno del Parco assume anche il titolo di itinerario proprio (n. 2) che si aggiunge ad altri percorsi ciclo-campestri: il n. 1 del Roccolo, fra Busto Garolfo e Canegrate; il n. 3 fra Nerviano e Arluno, nell’area agricola più rilevante per la presenza di prati irrigui, di alcuni nuclei rurali e per la possibilità di accedere all’Oasi WWF del Bosco di Vanzago. Info: www.parcodelroccolo.it

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Credits: FlickrCC Ecomuseo Parabiago

Quando il canale arriva alle porte di Parabiago (ab. 26.607, km 15,5), la ciclabile se ne discosta per un breve tratto. Si deve percorrere via Gabriele d’Annunzio per sottopassare la ferrovia del Sempione e, quindi, a sinistra, via Papini per tornare sulla sponda del canale. Ma a Parabiago è anche possibile una sosta presso il locale Ecomuseo del Paesaggio, presso Villa Corvini, dove ottenere buon materiale sulla storia del territorio e, in particolare, su un itinerario virgiliano alla scoperta della cittadina, di origine romana. Mentre gli storici più accreditati danno al toponimo il significato di un prediale, ovvero di un’antica possessione colonica romana, in tal caso di un certo Palavellius, non mancano però altre ipotesi più stravaganti: ad esempio, dal greco parabiazo, ovvero “resisto con forza”; o, ancora da para-bios-ago, che ricorda l’antico braccio di mare che un tempo ricopriva tutta la Valle Padana.

Una particolare prudenza è necessaria, al km 18,3, per attraversare a raso la strada statale del Sempione, ed entrare quindi nell’abitato di Nerviano (ab. 17.415, km 19). Parabiago e Nerviano sono grosse cittadine, cresciute sulla spinta dell’industrializzazione del nord Milanese. Del loro trascorso storico, di paesi agricoli, conservano qualche “corte”, oggi restaurata e destinata a residenza, e le ville che designavano il tono della nobiltà locale. La maggiore attrattiva monumentale la incontriamo a Lainate (ab. 25.159, km 23,4). Qui la ciclabile contorna il muro di cinta del parco e della Villa Visconti Borromeo Litta.

Usciti dall’ambito della villa, il centro di Lainate con la sua isola pedonale dalle vie ben lastricate e i luoghi di ristoro concede una pausa al nostro viaggio. Si riprende poi sempre lungo il canale, accompagnati da filari alberati che, talvolta, a margine, si allungano in forma di boschetti. I ponti che si vanno a sottopassare corrispondono alle maggiori vie di comunicazioni del Milanese. Quasi senza avvedersene la ciclabile rasenta l’imponente ex-area industriale dell’Alfa Romeo di Arese, in via di trasformazione, e infine, dopo aver attraversato a raso (prudenza!) la statale Varesina, si affaccia ai quartieri residenziali di Garbagnate Milanese (ab. 26.907, km 27,7) alti caseggiati moderni, molto diversi dall’insieme delle “corti” rurali, basse e compatte che in passato formavano l’essenza di questo paese diventato città. La pista transita sotto la stazione Groane delle Ferrovie Nord (km 28,9), eventuale interscambio per tornare subito in città spezzando in due la lunga escursione.

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Credits: Edicilo

Oltre la ferrovia, il canale attraversa il Parco delle Groane. A destra della ciclabile, i campi ribassati sono il segno dell’estrazione del “ferretto”, la crosta superficiale di argilla che veniva utilizzata, fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, per fare mattoni. Più avanti si scorge anche la sagoma di una fornace con la sua ciminiera. Il Villoresi transita a nord di Senago (ab. 21.096, km 32), ma una breve incursione nell’abitato dà modo di ammirare la Villa Borromeo, con il suo ampio e ombroso parco. Fu dal 1639 il rifugio spirituale del cardinale Federico Borromeo. Il suo aspetto originario è stato alterato in chiave eclettica nel 1910 quando la villa passò alla famiglia Valsecchi.
Si ritrova il canale risalendo via XX Settembre (direzione Limbiate). Al ponte ritroviamo, sul lato destro, la nostra ciclabile che qui sfila lungo una teoria di orti per poi attraversare a raso (prudenza!) la strada statale ex-dei Giovi, ora sp. 44/bis (km 34,9), sul limite fra i comuni di Senago e di Varedo. Subito dopo, al di là del canale, si scorgono gli impianti dismessi dello stabilimento SNIA Viscosa di Varedo, altra enorme area in attesa di riconversione, in bilico fra speculazione e risorsa “verde”.

Un avveniristico ponte ciclopedonale (km 35,8), consente di superare la ferrovia per Erba-Asso e di avere una panoramica completa dei quasi 200.000 metri quadrati della ex-SNIA. Subito dopo si oltrepassa un’altra opera idraulica del canale: il ponte-tomba sul torrente Seveso, il famigerato corso d’acqua che periodicamente devasta con le sue piene la periferia nord di Milano.
Nel disordine urbanistico dell’hinterland è difficile ritrovare un disegno compiuto. Bisogna tornare indietro nel tempo e imbattersi a Varedo nel bellissimo viale d’invito alla Villa Bagatti Valsecchi (km 36,5). Un rettifilo alberato di un chilometro e mezzo non poteva restare inviolato a lungo e oggi lo vediamo già contaminato ai suoi margini da improprie costruzioni. E pensare che sul finire dell’Ottocento, quando fu realizzato il complesso, fu addirittura deciso di interrare il canale per non turbare la visuale. Oggi poi la villa, che campeggia in fondo al viale, è in abbandono. Si trattava di un’altra residenza della facoltosa famiglia Valsecchi, elaborata su un primitivo impianto settecentesco.

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Credits: FlickrCC Ecomuseo Parabiago

Superato il viale si apre uno scorcio di campagna: c’è una cascina sulla sinistra – la Cascina Messa – e c’è l’accesso all’Oasi dei Gelsi, un’iniziativa di Legambiente per ricreare un lembo del tradizionale paesaggio agrario dell’alta pianura, basato sulla coltivazione del gelso, albero un tempo fondamentale per l’alimentazione del baco da seta e, di conseguenza, la produzione del prezioso filato. Sono stati piantati a questo scopo oltre 7000 alberi di gelso. Nel frattempo siamo entrati nel perimetro del Parco Grugnotorto-Villoresi.

L’intasamento edilizio nell’area metropolitana ha impoverito le aree libere. D’altro canto, l’infittirsi del popolamento ha reso pressante la domanda di spazi verdi. Si è dovuto puntare su quegli spazi che, per varie ragioni, erano occupati da altre funzioni, poi decadute: ex-cave, zone demaniali o destinate a usi militari, zone ex-industriali. Sono vere metamorfosi del paesaggio, ovvero la mutazione, nello spazio di pochi anni, di funzioni da produttive a ricreative. Un “paesaggio artificiale” dentro il quale si riconoscono persistenze non modificabili (gli specchi d’acqua delle cave) e i tentativi di rigenerare la naturalità (boschi d’impianto recente). I tempi di costruzione di queste nuove aree verdi sono i tempi della natura, quindi molto lunghi. Ciò impedisce di avere subito un’immagine compiuta del paesaggio. Fino a quando le cortine vegetali non diverranno mature, resteranno a vista le skyline dei circostanti quartieri residenziali e commerciali.
Si sottopassa la superstrada Comasina (km 37,6) e si prosegue sempre a fianco del nostro canale. Con qualche curva che spezza la monotonia del percorso, si avvicinano le case di Nova Milanese (km 40), altro importante comune dell’alto Milanese, ubicato lungo la Strada Valassina. La strada si identifica ancora oggi con il tram che le corre parallelo; una delle ultime tramvie del Milanese. Il landmark di Nova, il suo segno di riferimento, è oggi il moderno municipio che scavalca, come un ponte, il Villoresi. Gli appassionati d’arte possono visitare, nella vicina Villa Vertua, la Collezione Permanente delle Arti del Fuoco, con opere contemporanee di scultura e di pittura eseguite “a fuoco” su ceramiche, porcellane, vetri ecc.

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Credits: FlickrCC Nicola Poluz

Il Villoresi non si spegne a Monza. Continua il suo prezioso lavoro di irrigatore fino a confluire nell’Adda poco a nord di Cassano d’Adda. In questo ultimo tratto non è però ancora tutto confortato da una pista ciclabile. Se ne sta realizzando un tratto di circa cinque chilometri fra Pessano e Masate ed è in progetto quello fra Monza e Pessano. Ciononostante, con estrema prudenza, è possibile proseguire sul sentiero che, oltre Monza, borda il canale. Il tratto più desolante, per via del degrado, è giusto il primo, fino a Carugate. Qui, in alcuni punti, è anche impossibile stare sempre vicino al canale e bisogna seguire strade trafficate. A ogni modo, dall’asse di via Borgazzi, dove siamo giunti con il percorso principale, si riprende la pedalata sottopassando la ferrovia Milano-Monza su via Toniolo; dalla rampa di risalita del sottopasso si vedrà un viottolo ciclabile che si stacca sul lato sinistro della strada. Seguendolo riporta lungo la sponda del Villoresi, giusto nel punto dove sovrappassa il fiume Lambro. Se non fosse per la cattiva qualità delle acque sarebbe anche un luogo gradevole, con un lembo di campagna che arriva a toccare la città, dietro lo scalo ferroviario. Si segue ora un bel tratto ciclabile con vista su una lunga schiera di orti urbani, dove sorprendentemente si scorgono piccole stalle per asinelli e recinti per le caprette. La ciclabile si chiude allo sbocco di via Buonarroti. Ora, con un po’ di fatica per via della vegetazione, si può proseguire sull’esile sentierino che segue il canale fino al ponte di via della Lovera: case popolari, schiene di fabbriche, qualche discarica abusiva… Insomma è un po’ il lato B di Monza. Non lo consiglio.
Seguite allora via Buonarroti fino alla rotatoria con viale Ugo Foscolo, qui servitevi a destra di una bella ciclabile che, senza problemi, vi conduce sulla strada per la frazione Sant’Albino. Dopo la complicata rotatoria con la circonvallazione di Monza (cautela!), ritroverete il canale sulla destra. Ora sviluppate il vostro senso di orientamento. Il gioco è di stare il più vicino possibile al canale, sfruttando le strade laterali (c’è un ponticello pedonale da seguire, tanto per iniziare). Il primo quadro campestre lo scoprirete dopo la frazione Sant’Albino, ma per poche centinaia di metri… poi la cosa si fa complicata.

Il canale attraversa una zona industriale, l’autostrada per Bergamo e la Tangenziale Est. L’unica consolazione è che le strade, qui attorno, recano tutte il nome di celebri filosofi, poeti tragici o matematici classici (Socrate, Euripide, Euclide ecc.). Se riuscite a combinare la sommatoria Archimede + Talete scavalcherete in un sol colpo tutto quanto ed entrerete a Carugate, passando accanto a una minuscola quanto preziosa Oasi WWF che sfrutta un boschetto al margine del Villoresi.

Ora il discorso si fa più semplice. Raggiungete la cascina Fidelina Doppia e, a questo punto, imboccate lo stradello sterrato lungo il canale e non lasciatelo più. Ora la campagna si fa più aperta. Si scorgono anche le Prealpi. Si lambiscono altre belle cascine – la Caneva, la Serena, la Ombrella, la Ravella – mentre il letto del canale, per la diminuita portata d’acqua tende a restringersi. Si può così arrivare fino alla stazione MM2 di Gessate per poi tornare in città oppure proseguire, oltre Masate, là dove lo stradello diventa un piacevolissimo sentiero fra gli alberi, e raggiungere la ciclabile della Martesana a Gropello d’Adda, nel punto dove il nostro Villoresi, finalmente si scarica nell’Adda.

La progressione verso est del canale e della ciclabile è accompagnata, sempre più spesso, da spazi verdi e da impianti sportivi. Luoghi dove poter sostare prima di compiere l’ultima parte dell’itinerario. Ma non dimenticate che, a poca distanza, si trovano anche importanti parchi storici di corredo alle ville nobiliari. Come a Muggiò (km 42,3) con la neoclassica Villa Casati Stampa, disegnata fra il 1790 e il 1796 da Leopold Pollack, uno dei geni del Neoclassico in Lombardia. La costruzione attrae per l’insolito corpo cilindrico, sormontato da una torretta osservatorio con colonne doriche. Ma è anche il giardino a essere famoso per il suo impianto “all’inglese”, apparentemente spontaneo ma in realtà guidato da precise visuali prospettiche e scenari di fantasia. Oggi è stato reso pubblico perdendo parte del suo originario fascino.

La ciclabile del Villoresi aggira a sud la città di Monza e si chiude in corrispondenza dello sbocco su corso Milano, da cui in breve, a sinistra, si raggiunge la stazione FS. Prima di arrivarvi occorre però attraversare viale Lombardia (km 44,4), la grande strada a due carreggiate proveniente da Milano. Non si può traversarla a raso per via dello spartitraffico e occorre risalire lungo il marciapiede fino al vicino rondò di Monza per poi discendere di nuovo sul canale. Chi vuole visitare il centro storico può abbandonare qui la ciclabile e percorrere, dal rondò, il controviale della Villa Reale. Dietro la villa si accede al grande parco, al quale ho dedicato in questa guida un itinerario tutto suo.

Il percorso è tratto dal libro Milano e i suoi parchi in bicicletta di Albano Marcarini, Ediciclo editore.

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Per scoprire tutto il catalogo visita il sito www.ediciclo.it

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